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COMPRENDERE IL PATRIMONIO DELLA SETA

Categoria

Articoli

Data di pubblicazione

19/12/2023

UN FOCUS SULL'ITALIA

Nella storia dell’umanità la seta è sempre stata presente ed è nota l’importanza economica che il baco da seta ha avuto nel corso dei millenni. Già millenni prima di Cristo, la seta veniva usata in Cina come materiale scrittorio. Benché la lavorazione della seta sia delicata, il tessuto è indistruttibile al punto da venir utilizzato per la fabbricazione di giubbotti antiproiettile e paracadute.  La sericoltura, tecnica di produzione della seta, comprende l’allevamento del baco da seta, dalla fase dell’uovo fino al completamento del bozzolo, il trattamento del bozzolo per creare il filato e permettere la tessitura. Si tratta di una tecnica che fa ricorso alla coltivazione dei gelsi dei quali si nutrono i bachi da seta.

Quando il baco “sale al bosco”, esso fila il suo bozzolo come una tana che lo avvolge;  dopodiché si trasforma in crisalide “come un faraone dentro al suo sarcofago”. Rimane al livello di crisalide per 12-13 giorni poi si trasforma in farfalla che depone le uova. I bachi da seta sono preziosi perché producono un estratto di bava sottilissimo che viene ricavato dal loro bozzolo una volta messo in acqua calda dopo essere stato essiccato. La torcitura implica l’unificazione dei fili di vari bozzoli per la creazione di un filato di seta unico.

Mulberry tree, feeding silkworms

Dall'imperatore Giustiniano alle nazioni europee

I romani avevano un consumo enorme di seta grezza. La sericoltura europea si diffuse in Europa a partire dal VI secolo in seguito all’importazione di bachi dall’imperatore Giustiniano nel 553.  L’importazione dell’’imperatore permise lo sviluppo di un tipo di seta prezioso poiché proveniva da razze di bachi da seta “monovoltine” annuali. Una volta deposte dalla farfalla, le uova di queste razze dovevano essere conservate vari mesi prima di schiudersi. In India e in Oriente venivano usati altri tipi

di bachi più selvatici. Una volta estratto il filo di seta dal bozzolo di quella razza si poteva ottenere un filo talmente lungo da rendere più facile il processo di tessitura. La sericoltura si è diffusa sempre di più, le operazioni di tessitura e lavorazione del filato si sono sviluppate e hanno raggiunto alti livelli di produzione. Al 12esimo secolo la sericoltura e la produzione di seta giunsero in Sicilia e Calabria e si sparsero in tutt’Europa. 

SILK Vittorio Veneto
Da sinistra a destra: Istituto Bacologico Marson di Vittorio Veneto / Manifesto dell'Istituto Bacologico Marson con impronte dall'Asia /Manifesto raffigurante "Due monaci diedero all'imperatore Giustiniano il seme del baco da seta".

A metà dell’Ottocento raggiunse uno sviluppo veramente notevole. Metà del quantitativo mondiale di seta grezza era fornito dall’Asia, e l’altra metà dall’Europa. Quanto alla lavorazione della seta grezza, il primato spettava incontestabilmente alla Francia, al punto che Lione  diventava la capitale mondiale dei tessuti di seta dando lavoro a oltre cinquantamila maestranze. 

La penisola italiana era considerata il secondo produttore mondiale di filo di seta dopo la Cina; il Regno Lombardo-Veneto e il Regno di Sardegna avevano la seta quale primo prodotto di esportazione.

La crisi della bachicoltura del 1850

Silk worms

A metà del XIX secolo, proprio quando la filiera serica aveva assunto un’importanza economica enorme, ci fu una crisi che colpì duramente l’intero settore tessile e distrusse la bachicoltura a livello europeo. Un’epidemia, la pebrina, colpì i bachi da seta sconvolgendo l’intero quadro economico  dei paesi produttori di bozzoli in particolare gli stati compresi nella penisola italiana, il Midi francese e le regioni meridionali dell’Impero Austriaco. Il crollo drastico della produzione di bozzoli mise in ginocchio tutte le fasi della filiera serica.

Questa crisi determinò un rimarchevole aumento dei commerci della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, che si estendevano fino in Cina per rifornire l’Europa di seta greggia. Con la pebrina, la produzione di bozzoli si ridusse a un decimo di quello che era. La Compagnia Inglese delle Indie Orientali trasse enormi benefici dall’espansione dell’epidemia di pebrina in Europa. Grazie ai possedimenti coloniali asiatici poteva garantire l’approvvigionamento di seta grezza in Europa. Ci vorranno ben vent’anni per superare la crisi della pebrina. 

Illustrazione della Pebrina

III. Varie destinazioni della seta

a. Gli stabilimenti bacologici : La seta come base monetaria dello Stato Italiano  

Le razze genetiche di bachi cosiddette “monovoltine” importate dall’Imperatore Giustiniano in Europa avevano raggiunto un tale livello di perfezionamento (contrariamente a quelle in provenienza dal Giappone o dall’India)

da creare un tipo di seta grezza che veniva quotato in borsa ogni giorno per costituire la base monetaria dello Stato.

STABILIMENTO BACOLOGICO
Stabilimento bacologico Marson
RAW SILK
Seta grezza

Per questo motivo e per non dipendere dall’importazione dall’Asia di “seme bachi” divenne urgente superare il problema della pebrina. I governi europei spinsero il mondo scientifico a trovare una soluzione. Venne adottato il metodo francese “Pasteur”, di analisi al microscopio delle farfalle riproduttrici che rendeva necessaria la creazione di una vera e propria industria con stabilimenti bacologici nei quali sarebbero state selezionate le uova della farfalla certificate sane.

La seta grezza iniziò così ad essere prodotta da stabilimenti bacologici dove arrivavano bachi destinati alla riproduzione e non alla fabbricazione della seta per le tessiture. In questi stabilimenti bacologici veniva seguita tutta l’evoluzione del baco da seta in modo tale da potere cogliere il momento in cui il baco da larva si trasforma in crisalide e monitorare il conto alla rovescia di 10-12 giorni entro il quale venivano deposte le uova. 

Microscopes at the Bacological Establishment to implement the Pasteur method
Microscopi presso lo Stabilimento Bacologico per l'attuazione del metodo Pasteur

Per motivi politici, solo una piccola parte di questa seta grezza  prodotta in Italia  veniva assegnata alle industrie italiane e ai filandieri di Como. Il resto non veniva utilizzato in Italia ma venduto negli Stati Uniti e nel Nord Europa. 

Questo permetteva all’Italia di effettuare transazioni con altri stati che avrebbero integrato la base monetaria dello Stato Italiano. La seta grezza continuò a rappresentare la prima voce dell’export italiana per circa 100 anni (dalla restaurazione alla prima guerra mondiale).

silk
Foto d'archivio del lavoro presso lo Stabilimento Bacologico Marson

b. La filanda: La seta come base dell'artiginato d'eccellenza che perdura tutt'oggi

Como divenne la città per eccellenza dove veniva effettuata la lavorazione della seta a partire dal 16esimo secolo. La seta veniva torta, filata, tinta. Così in una tipica fabbrica di tessitura si trovavano strumenti utili alle varie fasi della produzione dei capi di seta:  piantelli per la torcitura, telai a mano, orditoi.

Per il finissaggio, la seta veniva mandata in laboratori dediti alla realizzazione di capi finiti: laboratori chimici, tintorie, stamperie, dove veniva anche impresso sulla seta “l’effetto Moiré”.

Nel Novecento l’attività nel settore della seta grezza cominciò progressivamente a declinare con l’introduzione del rayon come un’alternativa artificiale e meno costosa della seta. La vendita di seta grezza non bastava più per garantire la sopravvivenza del settore.

D’altronde, con il passare del tempo, il numero delle imprese che fornivano la seta grezza continuò a diminuire perché la domanda del mercato si orientava sulle fasi riguardanti il design del tessuto: la tintoria e la stampa.

Seta grezza

IV. La conservazione del patrimonio serico

La concorrenza delle sete asiatiche e la trasformazione della realtà agricola italiana hanno comportato la progressiva diminuzione della richiesta di seme bachi, fino alla chiusura degli stabilimenti bacologici fine anni 90.

Oggi la seta è prodotta dove il gelso cresce a ciclo continuo (aree tropicali dell’India, della Cina, di altri paesi asiatici o del Brasile) in modo da poter realizzare più raccolti annui e di conseguenza massimizzare le rese degli investimenti agricoli e industriali.

Nonostante il progresso e la diminuzione di manodopera qualificata, la conservazione del patrimonio della seta persiste oggi grazie a varie imprese artigiane in tutt’Italia. Le piccole imprese comasche vantano il primato mondiale

 nel settore serico per quanto riguarda la produzione di cravatte e foulards. In tutte queste imprese la metà degli addetti è impegnata nella tessitura dei filati di seta, un’altra nel finissaggio dei tessuti e la parte che rimane nella confezione degli articoli.

La Stazione Sperimentale per la Seta, un ente pubblico economico situato a Como e dedito allo studio applicato per conto delle imprese  venne istituito nel 1923. Nel 1995 venne istituita La Fondazione del Setificio per promuovere la formazione di giovani con le competenze per il settore della seta.

Inoltre, laInfine, iniziative come SILKNOW.EU ( https://silknow.eu/index.php/about/) , MINGEI PROJECT (https://www.mingei-project.eu/silk_pilot-2/) permettono di fare perdurare l’industria serican e di non dimenticare questo patrimonio secolare, economico e culturale a livello Europeo.

Fonti

MARSON Ettore, Una pagina inedita della ricerca. Il seme bachi sano e l’industria bacologica, 2011

COLOMBO Paolo, La Grande Europa dei Mestieri d’Arte, 2007

https://www.museivittorioveneto.it/museo_del_baco_da_seta/museo/centro.html
https://www.museosetacomo.com/museo.php?lang_id=1

Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale va ad Ettore e Pia Marson che hanno accolto Alessandra Ribera d’Alcalà (Mad’in Europe) per una visita dell’Istituto Bacologico Marson di Vittorio Veneto e per un’intervista approfondita. 

Entrata dello Stabilimento Bacologico Marson

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