Nel luglio 2026, La Table Ronde de l’Architecture ha inaugurato a Westhoffen, in Alsazia, una scuola dedicata all’architettura e alle tecniche costruttive tradizionali. Fondata nel 2020 da Nadia Everard e Noé Morin, l’associazione compie così un nuovo passo in un progetto portato avanti da diversi anni: riavvicinare la formazione degli architetti alla conoscenza concreta dei materiali, delle tecniche e dei mestieri che rendono possibile il costruire.
L’obiettivo della scuola non è formare artigiani in senso stretto, ma permettere in particolare agli studenti di architettura di confrontarsi direttamente con le discipline artigianali. Taglio e posa della pietra, muratura in mattoni, strutture a graticcio, intonaci a calce e disegno a mano sono alcune delle competenze che consentono di comprendere come un edificio viene realmente costruito e, in futuro, di integrare queste conoscenze nei progetti di architettura contemporanea.
“Cerchiamo di riconciliare l’architetto e l’artigiano, mestieri che un tempo erano strettamente legati e che la modernità ha separato”, spiega Noé Morin. Per i fondatori, ristabilire questo dialogo tra progettazione e costruzione significa anche offrire ai futuri architetti gli strumenti per orientare i loro progetti verso materiali naturali e soluzioni costruttive radicate nelle risorse e nei saperi locali.
Questa trasmissione risponde anche a un’altra urgenza: la crescente fragilità degli stessi mestieri artigianali. Tra i principali pericoli che minacciano oggi l’architettura tradizionale, Noé Morin indica “la scomparsa dell’artigiano”, confrontato con un settore edilizio ampiamente industrializzato e con un sistema economico che spesso rende il lavoro artigianale difficilmente accessibile. La sfida è quindi duplice: trasmettere questi saperi, ma anche riflettere sulle condizioni che possano renderli economicamente sostenibili e accessibili nel mondo contemporaneo.
Ma il progetto va ben oltre il territorio alsaziano. La Table Ronde de l’Architecture fa parte della rete internazionale INTBAU (International Network for Traditional Building, Architecture & Urbanism), che riunisce in numerosi Paesi professionisti, ricercatori, docenti, istituzioni e organizzazioni impegnati nella trasmissione e nel rinnovamento delle tradizioni architettoniche e costruttive. L’appartenenza a questa rete internazionale permette alla scuola di Westhoffen di attrarre studenti e apprendisti provenienti da diversi Paesi e di favorire la circolazione di esperienze, tecniche e approcci pedagogici.
Westhoffen diventa così un punto d’incontro tra saperi profondamente radicati in un territorio e una riflessione che si sta sviluppando a livello internazionale. Il rinnovato interesse per l’architettura tradizionale, infatti, non riguarda soltanto la conservazione del passato. In molti Paesi, architetti, artigiani e ricercatori stanno riscoprendo le culture costruttive locali per rispondere a questioni molto contemporanee: l’utilizzo di materiali naturali e locali, modalità di costruzione più sobrie nell’uso delle risorse, la riparabilità e la durabilità degli edifici, la qualità degli spazi abitativi e la trasmissione di competenze a rischio di scomparsa. La scuola si inserisce in questa visione condivisa: le culture costruttive tradizionali possono rappresentare una risorsa per pensare l’architettura di domani.
La scelta di Westhoffen assume quindi un significato particolare. Situato ai piedi dei Vosgi, in un territorio ancora ricco di patrimonio costruito, artigiani e produttori di materiali naturali, il villaggio offre un contesto particolarmente adatto a questa sperimentazione. L’associazione vi ha acquistato una casa rurale del XVII secolo che combina muratura, strutture a graticcio alsaziane e tecniche tradizionali di copertura. L’edificio stesso diventa così uno strumento didattico, dove gli studenti possono osservare, imparare e fare esperienza pratica.
L’Alsazia, crocevia di diverse culture costruttive europee, offre inoltre un contesto privilegiato per mettere in dialogo le tradizioni oltre i confini. A Westhoffen, i saperi locali non vengono quindi considerati come un modello da riprodurre identico altrove, ma come il punto di partenza per uno scambio più ampio tra territori, artigiani e culture del costruire.
Attraverso questa scuola, Nadia Everard e Noé Morin promuovono quindi una concezione dell’architettura che va oltre la sola conservazione del patrimonio. Si tratta di ricreare legami tra chi progetta e chi costruisce, tra conoscenza intellettuale e intelligenza del gesto, ma anche tra tradizioni locali e un movimento internazionale che cerca di restituire un ruolo ai materiali naturali e alle culture costruttive nell’architettura contemporanea.
Imparare a disegnare, ma anche a comprendere la materia, il gesto e le persone che costruiscono: a Westhoffen, il patrimonio diventa meno un modello del passato e più una risorsa per immaginare come costruire domani.