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Intervista di Marco Ermentini

Categoria

Interviste

Data di pubblicazione

30 Luglio 2026

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Il tetto: la prima linea di difesa

I tetti storici proteggono silenziosamente il patrimonio costruito europeo, eppure le competenze necessarie per conservarli e restaurarli stanno diventando sempre più rare. In qualità di specialista nel restauro delle coperture storiche, secondo Lei, che cosa è oggi più a rischio: gli edifici stessi o i saperi e le competenze artigianali che permettono di mantenerli in vita?

Nei tetti non è presente la rappresentazione dello stile, l’esigenza della correttezza dell’ordine, la preoccupazione di fare una bella figura. La bellezza dell’architettura è come sospesa. Il tetto è considerato una mera necessità funzionale, una cosa tecnica, priva di valore dal punto di vista architettonico.

Niente di più falso! Credo che le coperture rivestano un ruolo di grande importanza nella storia materiale dell’architettura. Lo dimostra il fatto che i grandi architetti ne abbiano studiato e compreso anche i più minuti particolari. La bellezza dei tetti non è un aspetto puramente superficiale, ma una qualità nuda, offerta a tutti, sussurrata a bassa voce, a condizione però di saperla vedere.

Nei restauri e nella letteratura specialistica il tetto è spesso considerato un elemento minore e lasciato ai margini dell’attenzione. Eppure è la parte essenziale delle costruzioni: se si vuole far crollare un edificio, basta toglierne il tetto!

È giunto il tempo di considerare la copertura come una vera e propria quinta facciata dell’edificio e di restituire importanza a questa sorta di “Cenerentola” dell’architettura. La chiave di tutto è la possibilità di intervenire in modo intelligente e cauto, approfondendo la conoscenza dei materiali, utilizzando le indagini più avanzate, con un atteggiamento timido e umile, riscoprendo pratiche preziose perdute e garantendo manutenzioni periodiche senza i costi e gli inconvenienti usuali.

Il rischio maggiore è proprio la perdita dei saperi artigianali legati alla manutenzione, la scarsa attenzione di chi progetta e la scomparsa di pratiche tramandate per secoli. In Italia esistevano, fin dal Medioevo, appositi muratori, i Conciatetti, che si occupavano della cura delle coperture. Oggi ne sopravvivono pochissimi e il nostro compito è fare in modo che il loro sapere non scompaia definitivamente.

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