Da Atelier Herbarium, ogni foglia racconta una storia
Per Jane Bosshard Quillerat, fondatrice dell’Atelier Herbarium, creare un gioiello non significa semplicemente modellare il metallo. Significa osservare una foglia per ore, meravigliarsi di una struttura vegetale invisibile a un primo sguardo, imparare senza sosta e dare nuova vita a ciò che la maggior parte delle persone non nota più. Tra natura, patrimonio e artigianato, ci apre le porte di un universo in cui ogni gesto racconta una storia.
«Credo di aver sempre cercato di creare.» Alcune vocazioni non nascono da una scelta, ma da un’evidenza. Per Jane, la creazione è sempre stata al centro della sua vita.
Quando hai capito che l’artigianato avrebbe fatto parte della tua vita?
Da bambina potevo passare ore a disegnare mentre gli altri bambini andavano a giocare. Non era un passatempo, era un bisogno.
Ho poi studiato arti applicate prima di essere ammessa alle Belle Arti. In seguito mi sono orientata verso il restauro di dipinti e affreschi murali, un ambito che inizialmente non rientrava nei miei progetti, ma che mi ha insegnato moltissimo. Allo stesso tempo lavoravo già in laboratori di scultura, modellazione e pittura, e conducevo atelier creativi per bambini e persone con disabilità.
La gioielleria è arrivata quasi per caso. Volevo semplicemente creare i gioielli che non potevo permettermi di acquistare. Ho iniziato utilizzando materiali di recupero, affascinata dagli oggetti antichi e dal sapere artigianale che custodivano. Un pizzo di perline, un vecchio tessuto… Non riuscivo ad accettare che un lavoro così prezioso potesse semplicemente scomparire. Volevo capire come fosse stato realizzato.
Osservare prima di creare
Per Jane, la natura non è semplicemente una fonte di ispirazione. È una scuola permanente di osservazione. Ogni passeggiata diventa un invito a rallentare e a guardare le cose con occhi diversi.
Perché la natura occupa un posto così importante nel tuo lavoro?
La natura è la mia seconda passione. Più la osservo, più scopro cose straordinarie. Posso viaggiare in mondi lontani senza mai uscire dal mio giardino.
Prendiamo una foglia, per esempio. Sembra una cosa ordinaria. Eppure, senza di essa, non ci sarebbero atmosfera né vita. Spesso passiamo accanto a questa ricchezza senza nemmeno accorgercene.
Questa è anche la mia definizione di lusso. Per me il lusso non è l’ostentazione, né l’accumulo di materiali preziosi. Il vero lusso è un oggetto interamente realizzato a mano, che porta con sé una storia e un modo di guardare il mondo.
Le ore di ricerca dietro ogni creazione
Prima ancora di fondere il metallo, Jane dedica molto tempo all’osservazione, alla lettura e alla sperimentazione. Il gesto tecnico arriva solo dopo la curiosità.
Come nasce una creazione nel tuo atelier?
Tutto inizia con una domanda che la natura mi pone. Osservo una pianta, una struttura, una forma. Poi faccio ricerche, leggo e cerco di capire come funziona.
Successivamente arriva la fase della sperimentazione. Non cerco mai di riprodurre esattamente ciò che vedo. Cerco piuttosto di tradurre un’architettura, una sensazione, a volte qualcosa di invisibile a occhio nudo.
La fusione a cera persa è diventata la mia tecnica d’elezione. Per le foglie, realizzo innanzitutto uno stampo in silicone, poi verso io stessa la cera, che rielaboro interamente a mano prima della fusione. Quello che amo è seguire l’intero percorso creativo, dall’idea fino alle rifiniture finali.
Preservare i gesti
C’è una parola che ricorre continuamente durante la conversazione: patrimonio. Per Jane, il sapere artigianale non riguarda semplicemente la tradizione. Rappresenta una forma di libertà.
Perché è così importante preservare i mestieri artigianali oggi?
Sono queste competenze che ci hanno permesso di arrivare fin qui. Fanno parte del nostro patrimonio, ma anche della nostra indipendenza.
Oggi potrei esternalizzare alcune fasi della produzione, sarebbe più semplice. Eppure non lo faccio, perché significherebbe privare le mie creazioni di una parte della loro anima.
Ciò che mi preoccupa è il divario sempre più grande tra gli oggetti e la conoscenza di come vengono realizzati. Molte persone riconoscono un martello o una sega, ma non hanno idea di ciò che serve davvero per trasformare una materia prima.
Ogni sapere che scompare rappresenta una perdita immensa. Stiamo diventando sempre più dipendenti dalla produzione industriale e, poco a poco, dimentichiamo la nostra capacità di creare.
Una vita dedicata all’apprendimento
Dopo oltre venticinque anni trascorsi nel suo atelier, Jane continua a considerarsi un’apprendista.
Sembra che tu non smetta mai di imparare. È un aspetto essenziale del tuo mestiere?
Assolutamente. Non ho mai frequentato una scuola di gioielleria. Ho imparato leggendo moltissimo, sperimentando e, soprattutto, grazie alla generosità di altri artigiani che hanno condiviso con me il loro sapere.
Ancora oggi continuo a imparare. La natura è infinita, così come lo sono le tecniche. Non credo che si finisca mai davvero di scoprire.
“Il modo di fare cambia, ma il gesto rimane lo stesso,” ci dice Jane.
Prima di lasciare il suo atelier, Jane torna spontaneamente a ciò che per lei è davvero essenziale: la trasmissione del sapere.
Quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che oggi scoprono l’artigianato?
C’è un tempo per imparare e un tempo per trasmettere ciò che si è appreso. I gesti si evolvono, gli strumenti cambiano, ma l’essenza rimane la stessa.
Non credo sia possibile esercitare un mestiere artigianale senza passione. Dietro ogni oggetto realizzato a mano ci sono tempo, pazienza, errori, scoperte e una grande dose di umanità.
Se smettiamo di trasmettere questi gesti, perderemo molto più che delle tecniche, perderemmo un modo di comprendere il mondo.