‘“Un po’ di caos e tanta passione” è il motto con cui vive Leonardo Bianchi.
Come terza generazione di maestri della scagliola, in formazione, Leonardo insiste sul fatto che sta ancora imparando: imparando dal padre, Alessandro Bianchi, e dalla zia, Elisabetta Bianchi, mantenendo viva un’eredità di famiglia, quella del nonno, Bianco Bianchi, che fece di una tecnica artigianale senza tempo il cuore della tradizione familiare.
L’arte della scagliola si diffuse in Italia nel XVI secolo, nella zona di Modena. È definita come l’arte di imitare il marmo, un materiale che aggiungeva un tocco di lusso all’architettura del tempo. La tecnica utilizza la selenite, una forma naturale di gesso abbondante negli Appennini nei pressi di Bologna e Reggio Emilia, mescolata con acqua, colla e pigmenti per riprodurre la profondità e le venature del marmo, in tonalità che variano dal nero avorio profondo ai rossi ocra e ai gialli luminosi.
Nel XVII secolo, la tecnica era conosciuta come Meshia. In quel periodo, la scagliola divenne uno dei metodi preferiti per realizzare paliotti, pale d’altare e oggetti rituali. Il suo fascino stava nella ricchezza che donava agli interni delle chiese, nella semplicità e disponibilità dei materiali e nel costo relativamente contenuto. La scagliola adornava chiese grandi e piccole, dando forma visiva alla spiritualità, alla venerazione della Vergine e dei santi attraverso immagini vivaci e riccamente decorate.
Due principali metodi di lavorazione furono documentati tra il XVII e il XVIII secolo. Il primo prevedeva di trasferire un disegno sul supporto di gesso mediante la tecnica dello spolvero: i contorni venivano incisi e riempiti con scagliola colorata, mentre l’eccesso di gesso veniva rimosso per rivelare lo sfondo nero. Il secondo metodo iniziava invece con il supporto interamente ricoperto di scagliola nera, che fungeva da base; il disegno veniva poi inciso e riempito con i colori scelti.
In entrambi i casi, la superficie veniva accuratamente levigata e lucidata con olio di noce o di lino, ottenendo la tipica profondità e lucentezza dell’opera. Questa tecnica delicata e duratura continua ancora oggi a ispirare gli artigiani.
La bottega Bianco Bianchi, fondata nella Firenze del dopoguerra, affonda le sue radici in questa tradizione secolare. Dal primo laboratorio degli anni ’50 fino all’attuale atelier riconosciuto a livello internazionale, la sua storia unisce dedizione, maestria e un’instancabile passione per la bellezza.
Il nonno di Leonardo, Bianco Bianchi (1920–2006), impiegato statale e pittore, dedicò quasi un decennio allo studio dell’arte perduta della scagliola.
Il suo talento superò presto i confini europei, arrivando fino a città americane come Pittsburgh, New York e St. Louis, dove ottenne ampio riconoscimento.
Si dedicò completamente a questa tecnica, creando, restaurando e catalogando opere che ancora oggi definiscono l’anima dell’atelier.
“La tecnica della scagliola è un campo di possibilità attraverso il quale si possono esplorare le proprie inclinazioni artistiche. Tutto ciò di cui si ha bisogno è passione.”
Leonardo Bianchi
Incorporando lo stile di Boetti con la scagliola.
All’inizio, l’intarsio fu una delle parti più difficili, ma anche una delle più affascinanti. “I miei muscoli non erano abituati ai movimenti, provavo dolore. Mi passavano per la mente pensieri intrusivi, che non sarei mai stato abbastanza bravo o preciso. Mi facevano male le mani e i polsi. Ogni volta mi ricordavo che non sono nato sapendo la tecnica: dovevo imparare, restare curioso finché non avessi trovato pace nella tecnica.”
La musica e la poesia lo accompagnano mentre lavora: rock and roll, punk, pop. “Mi riconosco in ciò che ascolto,” dice. Lavorare con martello e scalpello è diventato per lui una forma di calma. “Lo trovo molto rilassante,” spiega. “È una delle mie parti preferite del lavoro, quella in cui mi concentro e tutto diventa silenzioso.”
Inoltre, prima di tutto la sicurezza: Leonardo indossa sempre gli occhiali e prende tutte le precauzioni necessarie per proteggere gli occhi, poiché l’intarsio con martello e scalpello è anche un compito pericoloso.
Si ferma a riflettere, “Non mi piace quando la gente parla del mio lavoro come se derivasse da un talento innato, perché io credo nell’apprendimento. Ho lavorato duramente per padroneggiare le competenze della scagliola.”
Oggi trentenne, Leonardo ha frequentato il Liceo Scientifico. È cresciuto nel laboratorio di famiglia, circondato da colle e marmi, e questo gli ha trasmesso un forte senso di identità e di appartenenza alla tradizione familiare.
Ricorda che i suoi insegnanti non comprendevano l’importanza dell’artigianato e della passione personale. Questo lo portò a iscriversi a giurisprudenza per un semestre, un percorso che durò poco.
“Ero abbastanza maturo per capire quale potesse essere il mio futuro”, racconta. “Ho capito che mi piacevano l’arte e la musica, il mondo della musica, del creare e restaurare oggetti antichi.”
Fu una nuova sfida, con nuovi problemi, ma l’apprendimento delle tecniche cominciò a rilassarlo. “Questa potrebbe essere la mia identità”, dice.Leonardo è nato in una famiglia di artigiani, ma non crede che sia questo il motivo per cui continua. Nella bottega non ci sono ruoli precisi: ognuno deve fare il proprio lavoro, dare il 100% e perfezionare ogni gesto.
Non ha mai voluto essere visto come “il figlio di”. Ha iniziato dalle basi: pulendo i pavimenti, lavando i pennelli e preparando i piani di lavoro, imparando a usare il gesso.
“Se ho un obiettivo,” aggiunge, “è essere riconosciuto un giorno per ciò che ho imparato, padroneggiando la tecnica abbastanza bene, anche solo al 50%, per poter portare avanti questa attività.”
L'archivio presso Bianco Bianchi.
L’atelier conserva anche una collezione di opere risalenti al XVII secolo.
È un luogo dove passato e presente si incontrano. Si possono ammirare pezzi decorati con motivi e ornamenti classici, opere più vive che mai.
Lo stile della scagliola è il punto di partenza di tutto.
Da lì, Bianco Bianchi raggiunge un punto in cui la tradizione incontra il mondo contemporaneo, adattando le proprie creazioni a clienti del passato, del presente e del futuro.
L’iconografia e i colori della scagliola appartenevano originariamente alla Chiesa e all’aristocrazia di Germania e Baviera. Oggi Leonardo cerca di introdurre un po’ di caos, qualcosa che appartenga alla cultura contemporanea. “Non voglio tradire ciò che è stato», afferma, «ma possiamo partire dal passato e trasformarlo per le generazioni future.”
Storicamente, la scagliola è stata apprezzata da collezionisti anziani.
«Ma un ragazzo come me, perché dovrebbe volere un pezzo in scagliola?» si chiede. “Attraverso il manga, l’anime, il calcio, la musica, possiamo rappresentare quei mondi su marmo o ardesia. Sperimentiamo con i colori: aggiungiamo un rosa, un verde intenso.”
Questo equilibrio tra tradizione e innovazione definisce lo spirito di Bianco Bianchi. “Adattiamo il soggetto,” spiega Leonardo, “Ma mai la tecnica.”
Un progetto recente ha celebrato l’anniversario della morte di Alighiero Boetti. Hanno realizzato un piano di tavolo ispirato alla sua estetica e alla sua idea del tutto. Una cliente che vide l’opera commissionò un nuovo pezzo: un intarsio in scagliola che rappresentava oggetti legati alle passioni della sua famiglia: un iPhone, un libro, una PS5.
Per questo progetto, l’atelier ha completamente cambiato approccio, introducendo influenze barocche, rivedendo l’iconografia e realizzando un’opera tanto bella quanto complessa. Il processo si è trasformato in un dialogo creativo, un lavoro che riflette la personalità e l’anima della cliente, realizzato insieme ai suoi figli: un’opera pensata per essere tramandata di generazione in generazione. “I pezzi che creiamo sono destinati a essere tramandati,” spiega Leonardo. “Il nostro desiderio è che possano appartenere a una famiglia per sempre.”
Ricorda, per esempio, un cliente di Pasadena, proprietario di un piano di tavolo realizzato dal nonno decenni fa.
“Ancora magnifico dopo sessanta o settant’anni,” sorride Leonardo. “Quell’uomo ci ha mostrato quanto ci tenga ancora: un piano ottagonale con motivi classici.”
Parlando del padre, Alessandro Bianchi, emerge la fascinazione dell’atelier per il dialogo tra artigianato e innovazione digitale.
Alessandro ha iniziato a sperimentare con gli NFT, esplorando come questo mondo possa intrecciarsi con quello del restauro e della collezione. “Siamo artigiani, restauratori e collezionisti”, afferma Alessandro. “Anche i materiali digitali possono essere utili.” Hanno lanciato un nuovo sito web che offre esperienze immersive nel mondo della scagliola: una visita virtuale a 360° della bottega, per aprire il laboratorio anche a chi non può visitarlo di persona.
Il laboratorio sta anche sviluppando mostre interattive, trasformando oggetti pesanti e fragili in modelli di realtà virtuale. “Stiamo ancora scoprendo questo mondo”, spiega Alessandro.
Nonostante l’apertura alle nuove tecnologie, l’obiettivo dell’atelier è sempre stato quello di restare fedele all’originale. Gesso, colori naturali, ossidi, colle animali, persino colla di pesce riciclata: tutto è usato con cura, evitando additivi chimici che potrebbero alterare le delicate tonalità della scagliola. Ogni superficie è lucidata con cera d’api o lacca naturale, riflettendo una filosofia ecologica che guida l’atelier da oltre un decennio.
Otto anni fa hanno iniziato a lavorare anche con l’ardesia, creando pannelli, colonne, pareti e oggetti in scagliola come alternativa più leggera al marmo. “Un piano di tavolo pesante non è facile da spostare per nessuno”, spiega Leonardo. “Usiamo nuove tecniche, con sottili strati di marmo e alluminio, per renderli più leggeri e facili da trasportare.”
Ogni pezzo è progettato per durare generazioni. “Mestieri come la scagliola hanno la sostenibilità nel loro DNA. Queste opere sono fatte per durare per sempre.”
Ma la missione va oltre la conservazione. “Il mio obiettivo è far conoscere la parola scagliola, questa tecnica, a più persone. La gente comune non sa cosa sia. Voglio che diventi un argomento di conversazione tra amici, tra persone della mia generazione, non necessariamente popolare ma riconosciuto, con la sua dignità e il suo posto nel mondo.”
Leonardo è determinato a cambiare la percezione: la scagliola non è mai stata una semplice imitazione economica del marmo. “È una tecnica artistica con una dignità autonoma, da non confondere con il mosaico.”
Questa fede nella passione e nella libertà è ciò che alimenta la nuova generazione. Durante la fiera Artigianato e Palazzo a Firenze, Bianco Bianchi ha presentato dimostrazioni dal vivo del mestiere.
Tra i visitatori c’era un diciottenne di Como. “Mi disse che prima pensava solo al calcio,” ricorda Leonardo. “Avevo un piccolo campione per mostrare come funziona la tecnica, e mi chiese di provare. La cosa più importante è il movimento. Gli dissi di sentirsi libero, di seguire ciò che sente.”
La scagliola, spiega, offre un campo infinito di possibilità. “Quando intarsio, mi sento libero. Non mi sono mai sentito così durante quel terribile semestre di legge. Qui puoi esplorare te stesso, anche se vuoi disegnare Topolino, perché no? Ho fallito molte volte prima di padroneggiare la tecnica. Ma se ami l’arte, il cinema o la poesia, ci sono tantissime ispirazioni che alimentano questa passione.”
Quel senso di libertà, per Leonardo, è il cuore dell’autenticità. “Col tempo, le persone riconosceranno ciò che è genuino e indipendente. È più importante del business,” afferma. “Quando ti senti libero facendo ciò che ami, sei felice, stai seguendo un mestiere e la tua passione.”




