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A.D CRÉATION

Presentazione

Intervista di Nadia Everard, da cura di Chiara Perini / Mad’in Europe

Mad’In Europe ha avuto il piacere di incontrare Nadia Everard, giovane ragazza con due lauree magistrali in Architettura e in Art & Design , fondatrice e presidente de’ “La Table Ronde de l’Architecture”, la quale ha condiviso con noi la sua visione sulla relazione tra architettura, artigianato e sostenibilità.

La table ronde de larchitecture summer school 3

D: Nadia, puoi raccontarci del tuo lavoro e della tua professione come architetto?

R: In realtà, non considero me stessa come un architetto, ma più come una costruttrice. Ho studiato architettura a Bruxelles e a Londra, infine ho conseguito due lauree magistrali: una in Architettura ed un altra in Art & Design. Ora sto lavorando in collaborazione con molti architetti come consulente in tecniche di costruzione naturale e architettura d’interni. Sono specializzata in ornamenti, pitture e ceramiche, per questo spesso lavoro con artigiani professionali. Insieme esploriamo le tradizioni locali nell’uso del legno, della ceramica, della calce, ed altri materiali naturali, facendo in modo che altri professionisti li ricoprano attraverso i corsi di perfezionamento. Nei miei progetti di costruzione, mi piace prendermi cura di tutto, dall’inizio alla fine, inclusi i piccoli dettagli.

D: Come vedi oggi l’architettura?

A: Penso che oggi l’architettura abbia perso il suo valore, e lo vedo come un terribile problema. Nel mio paese molti edifici recenti non durano più di 20 anni! Per secoli abbiamo costruito per le generazioni future. Tuttavia, vedo una speranza, perché in alcuni paesi insegnano l’architettura in modo diverso, e questo è quello che facciamo nella nostra associazione, mostriamo l’architettura in una prospettiva diversa, tornando indietro verso la grande architettura nata per durare.

D: Parlaci della tua associazione.

R: Una delle missioni della nostra associazione è di difendere la “buona architettura”, quella che mira a durare nel tempo grazie al suo valore piuttosto che a generare profitto.

In questa prospettiva, noi organizziamo classi per giovani e per meno giovani che vogliono saperne di più sulla “buona architettura”.  Alcuni di loro vogliono fare architettura, altri scelgono le professioni artigianali. Alcuni preferiscono intraprendere un’attività commerciale o legale, ma condividono i nostri valori e vengono per interesse personale.

D: Qual è stato il tuo obiettivo nell’organizzare l’“Architecture Summer School”?

R: L’associazione esiste da più di due anni e il 2022 è stato in nostro terzo anno di corso estivo. Ha avuto luogo per cinque settimane e i partecipanti sono arrivati da ogni parte del mondo: Brasile, Romania, Svezia, Belgio, Francia, Bangladesh e altri. Questo incontro internazionale è stato molto ricco in quanto a scambi culturali, approcci estetici e tecniche di costruzione. Abbiamo potuto esplorare i principi di base e le tecniche della “buona architettura”, sapendo che saranno reinterpretati a seconda dei diversi contesti culturali. Alcuni corsi sono stati tenuti da professionisti altamente qualificati nei mestieri artigianali tradizionali, come Jean Marie Tong, falegname, Christophe Mahy, tagliapietre, e Peter Van Cronenburg, uno dei migliori fabbri del Belgio. È importante per noi coinvolgere professionisti con forti competenze e conoscenza dei materiali. Artigianato e “buona architettura” possono insieme cambiare il nostro approccio all’edilizia.

D: Qual è il feedback delle vostre attività?

R: Ogni anno abbiamo sempre più studenti. Vorremmo sviluppare un progetto con la città di Bruges per aprire una scuola di artigianato, urbanistica e architettura, e forse anche un’università. Il fatto che non ci sia una scuola di architettura nella zona è una grande opportunità.

D: Qual è il ruolo della sostenibilità nella vostra classe?

R: Come ho già detto, la “buona architettura” basata sull’artigianato tradizionale che promuoviamo incorpora molti valori sostenibili.  Edifici di lunga durata, materiali naturali, fonti locali, professionisti dell’artigianato locale, tecniche sostenibili, meno rifiuti e trasporti, risparmio energetico… L’importanza di tutto questo si basa sul “buon senso”.  Questo approccio dovrebbe essere insegnato nelle scuole primarie e anche dai genitori. In alcuni Paesi, come il Regno Unito, l’artigianato è molto più sviluppato e valorizzato grazie alla scuola e all’istruzione. Dovremmo imparare da loro.

D: Hai ottenuto sovvenzioni per una casa ristrutturata in modo sostenibile. Può fare qualche esempio di tecniche e materiali eco-compatibili che ha utilizzato in questo progetto?

R: Certo, per esempio, in questo progetto non è stato usato cemento Portland e il metallo è stato utilizzato solo per la decorazione, non per la costruzione. L’edificio prima era un fienile, quindi abbiamo mantenuto i vecchi muri in pietra. Per l’isolamento abbiamo usato canapa mescolata con calce, sabbia , acqua e anche alcuni mattoni saccheggiati. Con questi materiali, l’edificio mantiene la sua capacità di respirare, ed è quindi meno minacciato dall’umidità rispetto agli edifici in cemento.  Lo stesso vale per il pavimento, fatto di argilla e calce, e per le superfici che sono ricoperte di argilla. La capriata è stata stata restaurata per quanto possibile con legno vecchio riutilizzato. Infine, l’isolamento del tetto è realizzato solo con fibre di legno e senza materiali derivati dal petrolio. Le persone e gli artigiani che hanno lavorato con noi vengono da un perimetro massimo si 40 chilometri.

Toitureh

Q: Mad’in Europe è un membro del New European Bauhaus, cosa pensi dell’impegno di Mad’in Europe nel promuovere l’artigianato edile tradizionale come professione “sostenibile”?

R: Penso che sia fantastico che Mad’in Europe sia coinvolto nella sostenibilità, e che raccolga tutto l’artigianato in un portale europeo. Spero che continui a crescere. Penso che uno dei principali problemi per i professionisti dell’artigianato sia quello di fare networking e di essere in contatto con altri professionisti. Loro hanno molta passione per quello che fanno, ma non sempre essa è ricompensata dai ricavi, credo che dovrebbero trovare in Mad’in Europe più opportunità di lavoro. Inoltre, questo strumento digitale può incoraggiarli a rivolgersi alle giovani generazioni per insegnare e trasferire loro le proprie competenze e il proprio know-how. Gli strumenti digitali possono mettere in contatto gli artigiani esperti con le nuove generazioni, con il massimo beneficio per l’intera società.

La table ronde de larchitecture summer school 12
  • Description synthétique de l’œuvre

Dôme en vitrail traditionnel (6m Dia.), portions peintes et sablées

  • Description détaillée de l’oeuvre (2093/4000)

L’oeuvre est une coupole de six mètres de diamètre et d’un mètre trente de flèche en vitrail traditionnel.

Elle a été imaginée par Eric Bonte, maître verrier depuis 1979 et réalisée par les équipes d’artisans d’art de France Vitrail international à Courbevoie.

Le dôme se divise en huit arcades vitrées, quatre grandes et quatre plus petites, autour d’un rond central. L’idée est de reproduire l’impression d’un tableau ancien, peinture centrale avec un cadre en bois sculpté autour.

Ainsi huit colonnes et une frise en partie basse ponctuent la coupole, l’encadrent, parties peintes avec des effets de faux marbres, de motifs de feuilles d’acanthe ou de style….

Ces baies sont habillées de vitraux sertis au plomb. Contemporaine, elle laissent apparaître des corps dessinés en verre sablés et à la peinture, au milieu des nuages. Le sujet est une rêverie, une promenade dans les cieux, nuages, nuées et ciels étoilés, peuplés de figures féminines, visions héritées de souvenirs picturaux, ou femmes rêvées, fantasmées, glorifiées. Au centre, l’oeil du cyclone, laisse place à une nuit étoilée.

Le travail classique du vitrail est représenté : utilisation de verres de différentes couleurs et textures, sertissage au plomb, mais aussi peinture à la grisaille, aux émaux, gravure au sablage et à l’acide. Eric voulait jouer avec la lumière, rompre les transparences, accrocher l’œil sur des brillances, moduler les opalescences, suggérer des silhouettes, donner à voir des personnages, inviter au voyage et perdre le spectateur sous la voûte étoilée …

L’armature en métal, également créée à l’atelier, est habillée de baguettes décoratives en bois patiné à la feuille d’argent. Le châssis est en outre, entièrement démontable. Cela permet un transport et une installation, même temporaire, simple et rapide.

Des coupoles de toutes tailles ont été réalisées depuis près de quarante ans par France Vitrail International, elles décorent en majesté des intérieurs partout dans le monde.

« France Vitrail International entretien et exporte le goût et l’art de vivre français.»

  • Dimensions de l’oeuvre

600 x600 x130 cm

  • Matériaux utilisés dans la fabrication de l’oeuvre (282/800)

Verres antique, verres cathédral, verres texturés, pâtes de verre, sable, corindon, acide fluorhydrique, peintures, émaux, jaune à l’argent, grisailles , profilés de plombs, étains, mastics, sciure de bois, métal, fers T, cornières, laque époxy, bois, patines et feuilles d’argent

  • Dans quelle démarche créative l’œuvre s’inscrit-elle ? (1402/2500)

Eric Bonte est en quête perpétuelle, artistique, technique. Il est un passionné, amoureux du travail bien fait. Sous sa direction, l’atelier crée, réalise, et pose au service d’une passion : le jeu infini de la lumière, de la couleur, de la matière verre, privilégiant toujours la qualité artistique et technique, mettant son savoir faire au service des projets de ses clients, fussent-ils les plus fous. 

Avec ce dôme il met son savoir faire à son propre service, cherchant à aller toujours plus loin dans le jeu infini de la lumière, de la couleur, dans la découverte du matériau verre, privilégiant comme toujours la qualité artistique, poussant plus loin encore la prouesse technique.

Cette rêverie exprime sa propre liberté, son audace pour expérimenter des effets nouveaux, pour détourner des techniques traditionnelles et les adapter à des rendus plus contemporains. Avec lui le vitrail se dépoussière, s’inscrit dans la quête de la beauté intemporelle propre à l’art.

Le vitrail est une technique, comme le sont la sculpture, la peinture. Eric Bonte explore cette technique pour livrer son univers personnel. 

L’univers est un cadeau dans lequel se perdre, à la découverte de la beauté présente en toute chose, pour qui accepte le voyage, en compagnie de femmes intemporelles qui favorisent des rêveries infinies, éveil au monde, éveil à l’amour, éveil à la Vie, une sensualité poétique

  • Description détaillée des techniques utilisées dans la fabrication de l’oeuvre (2030/4000)

Les techniques utilisées pour la fabrication de cette rêverie céleste sont celles des maîtres verriers vitraillistes.

Nous réalisons majoritairement des pièces uniques à la demande de nos clients. Nous commençons toujours un projet par une maquette au 1/10, dessin à la main coloré aux écolines ou travaillé à la palette graphique. Cette maquette sert de base à la création, d’un point de vue technique mais aussi artistique.

Un carton grandeur sur papier fort, calibré au ciseau à trois lames, pour obtenir les calibres précis qui permettront la coupe des verres.

Le choix des feuilles de verre, la répartition des calibres selon les feuilles de verre choisies.

La coupe des pièces, à la main, au diamant ou à la roulette

L’oeuvre présentée comporte des pièces peintes. La peinture des pièces : d’abord le travail de trait à la grisaille, puis le travail de modelé avec grisailles, émaux, jaune à l’argent selon les effets souhaités, avec toutes les cuissons nécessaires à 620° pour vitrification.

La coupole se compose également de verres gravés. Pour cela, nous créons des pochoirs que nous découpons à la main. Ces pochoirs sont ensuite collés sur le verre désigné, puis sablés. Au fur et à mesure, le sable grave le verre pour donner naissance au dessin choisi. Selon les effets requis, nous utilisons également de l’acide fluorhydrique.

Lorsque tous les morceaux de verre sont artistiquement à notre goût, la phase d’assemblage commence. Les panneaux du dôme sont tous sertis au plomb et mastiqués des deux cotés. Toutes les étapes de la fabrication d’un vitrail sont scrupuleusement respectées.

Le montage des panneaux est très important pour sa solidité finale, surtout pour un plafond. Des renforts type vergettes sont fixés sur les panneaux, à l’ancienne, par soudures en rosette sur les plombs.

Pour ce dôme, pour lequel nous avons également créé l’armature en métal, les savoir faire de ferronnier d’art sont également sollicités. Les fers sont coupés, cintrés, assemblés par soudures, idem pour les cornières.

  • Dans quelle mesure ces techniques sont innovantes et/ou participent à l’évolution de votre savoir-faire ? (1987/2000)

Il s’agit de faire évoluer une technique pour l’adapter à une conception artistique contemporaine.

Plus exactement, il s’agit de ne pas limiter une technique à ce pourquoi on la destine traditionnellement. Ainsi le vitrail est né de l’envie des religieux chrétiens d’orner leurs églises, aux grandes baies, et de raconter l’histoire biblique comme un livre d’images en lumière.

La peinture également fut religieuse, puis la liberté créatrice des artistes les a emmené vers la reproduction de scènes plus profanes, voire guerrières, avec personnages, ou sans, nature morte ou paysages champêtres … la technique a évolué selon les styles, classique, impressionniste, surréaliste, pop art, street art … Le vitrail est lui souvent perçu comme réservé à l’art religieux.

Eric Bonte ne se donne aucune limite.

Le verre est un matériau avec lequel il joue. Il mêle tous les types de verre, pour augmenter les jeux de transparence, d’opalescence, de matité et de brillance.

Il peint au pinceau. Il sertit le verre en jouant graphiquement sur des largeurs de profilés différentes à l’intérieur d’un même panneau. Il rajoute des plombs supplémentaires par des techniques de collage.   

La mise en volume des vitraux est également novatrice. Le châssis sert la composition. Le châssis pensé par notre maître verrier est entièrement démontable. Permettant son installation en quelques heures seulement et sur plan. Elle est d’ailleurs transportable en deux caisses de bois (châssis et vitraux) comme toutes les créations monumentales de notre atelier. En ce contexte particulier d’exportation, cette évolution nous permet de commercer avec des pays lointains ou en quarantaine.

France Vitrail International est, enfin, ouvert aux nouvelles technologies, avec l’utilisation d’une tablette graphique afin de faire évoluer les techniques et d’accroître la productivité de nos équipes.

  • Où se trouve l’oeuvre présentée ? (265/400)

L’oeuvre présentée est exposée à l’atelier France Vitrail International à Courbevoie (Paris-La Défense). Nos équipes travaillent actuellement, sous cette coupole, à la création d’un nouveau dôme en vitrail, plus classique celui là, pour un client du moyen orient.

Nous sommes spécialisés dans la création de plafonds et coupoles en vitrail et autres projets de grande ampleur, mais ne sommes pas cantonnés à ce type de chantiers. Nous réalisons également des fenêtres de vitrerie classique, des mises en double vitrage ou des restaurations de vitraux anciens, classés ou non. Nous travaillons avec des syndicats de copropriété, des décorateurs, des menuisiers ou encore des architectes afin de répondre à toutes les demandes, quelques soit le public, le style ou la mise en oeuvre.

Nous nous efforçons de faire rayonner le savoir faire français à travers le monde et le temps.

Nick Barberton Because of Covid lockdowns I have had reduced chances to sell my work. I was given a Walnut tree and when we could travel again last year had it planked and stacked up in my wood shed. The logs that were too small to plank were beautiful and I could turn bowls from them and carve the surface through the light sapwood into the dark heartwood. I found them magical and made several through the summer and autumn. In the winter Tennis elbow caught me. Doctors orders, stop carving till it goes away. I had been thinking about building another boat. I had even drawn one, but decided to follow the plans and build a “Seil 18” designed by Francois Vivier. Alec Jordan cut out the plywood components with his CNC machine. I bought a polytunnel to build it in. When I am finished I can sell it or we can use it as an outside gallery for our open studios. Covid restrictions make us use a lot more space than before. Firstly I cut out all the plywood components from the kit. Assemble the building frame and start fixing components to the frame. This is like a kit from Ikea, only it is not foolproof and I can customise it to suit me. When I finished the outside of the hull, I sanded it, coated it with epoxy and sanded it again and again. Then I sprayed it with three coats of undercoat, more sanding and three coats of colour. I am lucky in that I have all the tools, but do not have as much skill in all aspects of the build as I would like.I commandeered some neighbours to help me pick it off the building frame, carry it outside and turn it over. I stripped down the frame and we put it back on the frame and I started assembling the inside. a bit more work assembling plywood and I will paint the inside and sort out planks for Thwarts (seats) and floorboards. I have ordered my sail with a large star sewn onto it and a lot of the hardware, but not the Sitka Spruce for the mast. I suspect I can launch in late June. The boat is due to be called “Aldebaran” Nick Barberton The Cottage, Woodgreen, Fordingbridge, Hants. SP62AR Phone: 01725 510364 Email: nick@nickbarberton.com www.nickbarberton.com

“Esta técnica ha estado a punto de desaparecer, pero se percibe un cambio que por mi parte y por organizaciones como Mad’in Europe y otras, estamos intentando impulsar”

¿Cómo se puede describir la bóveda? ¿Puede decirnos dónde se encontró esta técnica primero y cuando?
Hay varias técnicas para realizar bóvedas, de hormigón, de piedra labrada o mampuesta, de ladrillo a sardinel y las tabicadas. La diferencia entre las de hormigón y las de piedra és evidente, pero las de sardinel y tabicadas se realizan ambas con ladrillos cerámicos y se distinguen solo por la manera de colocar el ladrillo, en las de sardinel los ladrillos se colocan de canto (como las hojas de un libro en que cada hoja es una rasilla o ladrillo) y en las tabicadas es como si en el símil de las hojas del libro las colocásemos una al lado de otra encima de una mesa, solo que con los ladrillos generamos una superficie curvada que se sostiene por si sola. Siguiendo con el símil del libro, en el caso de las bóvedas a sardinel, las hojas o ladrillos generan una superficie de un grosor considerable (la altura de libro o la altura del ladrillo) y las bóvedas tabicadas tienen solo el grosor de la hoja o del ladrillo, con lo que se entiende su extrema delgadez (de ahí el nombre de tabicadas refiriéndose a un tabique o pared delgada).

Para conseguir la suficiente resistencia hay colocar dos, tres o a veces más capas para que tenga la resistencia necesaria, pero aún así siguen siendo más delgadas que las otras. La traducción al catalán de bóveda tabicada es “volta de maó de pla” (bóveda de ladrillo puesto plano) refiriéndose a la forma de colocarlo, plano y no de canto. La bóveda tabicada recibe también varios nombres; bóveda a la catalana o “volta catalana” volta foglia en Italia, bóveda sarracena en el sur de Francia, Bóveda extremeña…etc. Referente a sus orígenes no esta muy claro, si fueron los romanos o los árabes, pues su ámbito común es el mediterráneo. Los romanos empleaban un sistema, que se cree que evolucionó hasta la bóveda tabicada, Consistia en colocar primero dos capas de ladrillos planos encima de los encofrados de madera para realizar puentes o bóvedas. Estas capas de ladrillos, al formar arcos, ahorraban la transmisión de peso al encofrado de madera permitiendo colocar las piedras y hormigón que conformaria el puente empleando un encofrado más liviano, pues las dos capas de ladrillo colaboraban en soportar el peso del puente, permitiendo ahorrar madera en el encofrado.

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¿Dónde encontramos bóvedas hoy? ¿En qué tipo de arquitectura?
Privada, publica… para techos, escaleras…La técnica de la que podeos llamar Bóveda Catalana, a pasado por épocas de auge y declive. Hace poco estaba en declive pero parece que actualmente se esta invirtiendo la “gráfica” Se usó mucho en el modernismo catalán en todo tipo de arquitectura desde la más humilde a la más suntuosa, para cubrir grandes espacios o realizar pequeñas escaleras. Los arquitectos más celebres del momento la utilizaron. Rafael Guastavino la exportó a Estados Unidos donde tomó gran auge, llegando incluso a patentarla con su nombre “Guastavino System”

¿Hay diferencias territoriales entre ellas? ¿Hay diferentes bóvedas?

Si, como he comentado anteriormente las bóvedas tabicadas estan muy extendidas por el mediterráneo, con un foco muy importante en Cataluña, y las de Sardinel en zonas más orientales y en Méjico. Las superfícies abovedadas posibles son infinitas, pues empiezan con formas geométricas hasta formas orgánicas, donde el limite es la imaginación. Esta cualidad la tiene sobre otras la bóveda tabicada.

¿Qué materiales se usan para construir una bóveda? ¿Y cuáles son las técnicas?

La gran ventaja de la bóveda catalana es que es posible realizarla incluso donde escasean los recursos, pues basta con arcilla para realizar los ladrillos y un aglomerante para pegarlos, Yeso, Mortero… El nombre que damos a la bóveda define la forma, en algunos casos, y la técnica que se usa para realizarla en otros. Por ejemplo, cuando hablamos de Bóveda tabicada, estamos describiendo una técnica y cuando hablamos de bóveda de casquete esférico (por ejemplo) nos referimos a la forma sin concretar la técnica.

¿Cuáles son las características y los ventajes de la bóveda?

Ecológicos, económicos, estéticos, técnicos… la bóveda tabicada los reúne todos.

Ecológicos; porque los materiales que se necesitan para su realización son más sostenibles y la temperatura necesaria para fabricar yeso o cemento natural, és muy inferior a la necesaria para fabricar cemento Portland. Económicos; por su rapidez en la ejecución. Estéticos; Son muy evidentes, pues una superficie abovedada es ya de por sí atrayente a la vista. Técnicos; Permite cubrir grandes luces sin tener que realizar grandes refuerzos estructurales.

¿Cómo y en cuanto tiempo un aprendiz puede hacerse maestro? ¿Cuáles son los requisitos para ser aprendiz?

El tiempo va en proporción de la habilidad de quien quiera aprender y las veces que tenga la oportunidad de realizarlas. Lo primero que hay que aprender es el oficio de albañil. Con ello aprendes cosas que después aplicaras para construir una bóveda. Por ejemplo, dominio y habilidad en el uso de las herramientas, Conocer el grado de humedad justo que deben tener los ladrillos y desarrollar la intuición necesaria para controlar que no colapse durante su construcción, ya que es el momento de más peligro para que ocurra.

¿Qué oportunidades profesionales existen después de haber aprendido la técnica? Hay trabajo ?

No muchas. Estamos hablando de una tècnica en desuso. Yo llevo 50 años en el oficio y he realizado muchísimas bóvedas, pero no hubiese podido vivir solo de construir bóvedas. Últimament parece que poco a poco va cambiando la tendencia.

Es jordi domenech school19

¿Enseñas esta técnica? ¿Dónde? ¿En tu taller? ¿En una escuela? ¿Cuál es el perfil de tus aprendices?

Si la enseño a traves de varias escuelas de oficios tradicionales impartiendo cursos en:

  • Escola Origens de Les Planes d’Hóstoles (Girona) https://www.facebook.com/OrigensETB/
  • en la asociación: Grupo para la Recuperación y Estudio de la Tradición Arquitectónica (GRETA) https://www.projectegreta.cat/ca/
  • En el Museu del Ciment de castellar de n’ nuc https://museuciment.cat/ca/jornada-tecnica-la-volta-catalana/
  • y algún curso en mi taller.

El perfil va desde peones que quieren aprender, pasando por albañiles que quieren perfeccionar su técnica a arquitectos que quieren adquirir el conocimiento de la misma.

¿Qué amenazas existen para el trabajo artesanal de la bóveda?

La falta de conocimiento de los arquitectos y otros profesionales.

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